giovedì 8 gennaio 2015

Un agente al mese. Francesca Costantino

L’anno nuovo inizia con l’inaugurazione di una serie di interviste dedicate agli agenti letterari.

Ne sentivo il bisogno perché per prima non capivo il senso di questa figura professionale, che sto cominciando a scoprire negli ultimi mesi.

Mi è venuto spontaneo, quindi, pensare a una rubrica per questo blog. Ho inviato così un piccolo questionario agli agenti che ho conosciuto direttamente tramite Plesio. Oggi vi presento l’agguerritissima Francesca Costantino, mia ‘rivale’ in tante e tante (e tante) fiere dell’editoria.

Prima di lasciare la parola a lei, vi ricordo che la rubrica è agli esordi. Se pensate a qualche domanda più articolata rispetto a quelle proposte postatela pure in risposta, sarà integrata il prima possibile all’elenco spedito ai possibili intervistati.

E ora lascio la parola a Francesca.

Francesca Costantino



1) Perché uno scrittore dovrebbe rivolgersi a un agente?

Per comodità se fa un altro lavoro e non ha molto tempo; per professionalità dell’agente che sa indirizzare, consigliare e migliorare il prodotto; per capire il proprio livello e avere una consulenza professionale; per ricevere dei consigli tecnici e dettati dall’esperienza. Io faccio anche la scrittrice e la promotrice editoriale, quindi la mia esperienza può essere utile a chi si cimenta nell’editoria per la prima volta. Rivolgersi a un agente dà inoltre la possibilità di essere letto dagli editor giusti e al momento giusto: il manoscritto finisce nelle mani di chi conta davvero, in redazione.

2) Che tipo di servizi offri?

Svariati: dalla valutazione tecnica, alla correzione di bozze; dall’editing più profondo; dalla rappresentanza vera e propria presso vari editori, fino alla consulenza. Mi occupo anche di promozione editoriale, organizzando fiere ed eventi per la vendita diretta dei libri, anche attraverso i social network.

3) In cosa si differenzia rispetto alle altre la tua agenzia? Perché uno scrittore dovrebbe sceglierti?

Io faccio l’agente “indipendente”, ovvero lavoro anche con autori emergenti e con dei testi che – per errori tecnici e stilistici – normalmente verrebbero scartati dai più grandi. Penso che il mio lavoro sia fondamentalmente questo: indirizzare e saper consigliare. Se uno scrittore inesperto si rivolge a me e ha un’idea interessante, ma non è riuscito a scriverla bene, oppure vuole dei consigli tecnici, io posso aiutarlo. Molti agenti ben più famosi di me non lavorano così tanto quando il primo volume di un autore sconosciuto è molto difficile da piazzare. Personalmente sono alla ricerca dello scrittore con idee, oppure dello scrittore con uno stile originale. Il resto viene da sé, creando un rapporto umano che spesso sfocia in amicizia, una volta instaurato un contratto con delle regole e dopo esserci conosciuti lavorando insieme, scambiando opinioni e idee, esperienze e sogni. Mi piace pensare che uno scrittore è una persona con un mondo dentro e fuori: scoprire questo mondo è la gioia più grande del mio mestiere. E, se posso dare una mano, lo faccio volentieri!

4) Qual è il genere che tratti prevalenza?

Soprattutto fantasy (nei vari sottogeneri) sia perché mi piace molto, sia perché mi diletto a scrivere anche io di fantasy. Mi contattano autori anche di narrativa non di genere a temi sociali e di racconti per bambini. Quest’ultimo settore mi piace molto e sono estremamente selettiva: scrivere per bambini è una responsabilità doppia rispetto a quando lo si fa per gli adulti. Mi occupo anche di narrativa rosa e gialli/noir con elementi thriller.
Di saggistica lavoro solo con docenti universitari che hanno già un pubblico e per dei finanziamenti, mentre la poesia la scarto sempre. Non sono capace di valutarla e purtroppo ha un mercato molto ristretto.

Per contatti:
347/3232734


E con l'ultima risposta io vi saluto. Potrete leggere la prossima chiacchierata con un agente il prossimo 3 febbraio. Chiacchiererò con Strumenti Letterari.

37 commenti:

  1. Bella rubrica, molto interessante!

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  2. Anche a me piace l'idea di questa rubrica. Mi sono rivolta a un agente proprio per i motivi citati da Francesca, e l'ho fatto con una certa convinzione. Preferirei che il ricorso all'agente fosse più diffuso, come credo succeda negli Stati Uniti, invece di sapere che difficilmente un editore importante leggerà il mio testo per intero, per tutti i motivi che sappiamo. In quel caso esisterebbero forse anche regole nel settore, per cui l'autore avrebbe meno probabilità di incappare nel finto professionista.

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    1. In futuro credo proprio che mi rivolgerò anch'io a un agente e i motivi sono quelli citati da Francesca anche per me.

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  3. Una rubrica decisamente interessante anche per me. I servizi offerti dall'agenzia intervistata sono ampi e molto significativi, e in definitiva credo proprio che farei bene a tenere i contatti di Francesca bene in mente.. aspetterò la prossima intervista!

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    1. E tra l'altro la prossima intervistata la conosci indirettamente anche tu tramite Aurendor. Il mondo è piccolo, non trovi?

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  4. Piace anche a me la rubrica, perché anche io non capivo molto la figura dell'agente letterario in Italia, pur sapendo che negli USA e anche in UK esiste.

    Avrei qualche domanda. Conviene dal punto di vista economico per un autore rivolgersi a un agente per piazzare la sua opera?

    Lei dice che l'agente porta il libro alla persona giusta. Quindi è come dire che le istruzioni scritte nelle pagine sull'invio dei manoscritti non sono veritiere al 100%.

    In che modo l'agente seleziona l'editore cui sottoporre l'opera? Ne parla prima con l'autore?

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  5. Ciao Daniele e grazie per essere passato. Sono soddisfatta anch'io di questa rubrica, anche se vedo che in linea di massima le interviste non sono proprio apprezzate sui blog... speriamo si tratti di un'eccezione!
    Aspetto la risposta di Francesca alla tua domanda, ma posso dirti che secondo la mia esperienza le informazioni riportate sulle pagine di invio manoscritti spesso non sono veritiere. Se dovessi fare una stima direi che almeno il 70% di quello che leggo in giro andrebbe quantomeno ampliato. Tra l'altro per gli editori più grossi spesso neanche esistono istruzioni sull'invio.

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    1. Che senso ha che non siano veritiere? Non è meglio essere trasparenti e dire "scegliamo noi gli autori"? Ricordo che Edizioni XII faceva proprio così.
      Che intendi per ampliato?
      Riguardo alle interviste, sono molto gettonate, ma se trovi argomenti buoni, sono apprezzate senz'altro. E grazie per avermi ricordato che devo scriverti un'email ;)

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    2. Che senso abbia, francamente, lo ignoro. L'idea che mi sono fatta va dall'immagine aziendale alla semplice mancanza d'aggiornamento del sito.

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  6. Ciao a tutti! 😊
    Rispondo a Daniele:
    - sulla convenienza di rivolgersi a un agente letterario: il concetto di convenienza è soggettivo. Es. se prendo una colf per pulire casa mia, quando potrei farmelo da sola, c'è un esborso di denaro che matematicamente non mi conviene; ma vuoi mettere quante ore ho libere in più a settimana? Quanto è più rilassante trovare una casa sempre pulita? Per me questo non ha prezzo, dunque a livello umano ed emotivo conviene.
    Come ho detto nell'intervista, rivolgersi a un agente letterario conviene quando si fa un lavoro impegnativo e non si ha tempo per stare dietro agli editori, trovare la persona giusta in redazione, richiamare, convincere che quel testo va pubblicato, chiamare ancora... Se necessario anche andare nelle redazioni a parlare.
    Conviene poi in fase contrattuale: magari esce fuori un editore gratuito; poi vai a leggere il contratto e tra le righe ti lega a lui per vent'anni, non si sa la tiratura, non dice nulla sulla distribuzione, paga le royalties a partire dalla 1000a copia, oppure ti addebita i costi di distribuzione.
    Insomma, come destreggiarsi nella giungla? Cos'è giusto fare? Premesso che anche 'giusto' ha dei criteri soggettivi, il mio vanto e soprattutto quello di capire le esigenze del cliente e saperlo consigliare in base alla mia esperienza pratica.
    Per me questo non ha prezzo: se quando ho iniziato io, qualcuno mi avesse detto della fatica che si fa a farsi conoscere, magari consigliandomi e ospitandomi pure a qualche fiera (faccio anche questo), l'avrei pagato oro! 😁

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  7. Certo, Daniele, alle volte un emergente vende talmente poco (anche per inesperienza), che qualsiasi spesa sostenuta es. anche il treno per andare a firmare dall'editore e' un costo che non viene recuperato. A mio avviso, economicamente l'editoria e' un settore a grosso rischio di perdita, sia per chi produce contenuti, sia per chi stampa.

    Sulle informazioni sui siti degli editori: non è che siano false, ovvero la classica mail 'info@qualchecosa.it' è una casella registrata, ma magari la apre una stagista, oppure il segretario. A me è capitato di rivolgermi persino all'uscere dell'edificio! Sai in questo modo che fine fanno quelle mail? O si perdono, oppure passano i mesi in qualche dimenticatoio. Stessa cosa per i manoscritti cartacei: i più grosso editori ne ricevono a pacchi, e li buttano in una stanza. Li' c'è anche il tuo... che magari dopo mesi viene smaltito dallo stagista di turno.
    Invece, il cartaceo (su Roma) dove posso lo porto a mano a chi so io, mentre le mail sono tutte personali e di qualche Editor ho anche il cellulare. Quindi, almeno l'autore sa che quel testo e nelle mani giuste. Che poi venga scartato, beh, non mi è dato sapere, ma un motivo cerco sempre di ottenerlo.

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  8. Infine, sulla selezione del manoscritto: se reputo il testo di buon livello, commerciale e magari l'autore fa anche un lavoro che lo porta a contatto col pubblico, ebbene mi ci fiondo subito! E lo porto dagli editori più grandi.

    Questo purtroppo è raro, nella maggior parte dei casi, parlo con l'autore è viene fuori una strategia in base alle sue esigenze e si stila un piano d'azione con relativo contratto e costi. Es. c'è da fare editing, oppure posso rivolgermi solo a editori X e y...

    Chiaro che io ci metto la faccia: al terzo tentativo che porto all'editor Mondadori una schifezza, oppure fuori mercato, mi cancella dalla rubrica e non mi risponde più. Quindi anche io devo selezionare con cura i testi che ricevo!

    L'unica cosa che faccio pagare a tutti, pure al papa se mi contattasse, e la valutazione. Io non conosco te, o anche se sei il papa non so come scrivi. Perché devo passare 2gg o più sul tuo testo, quando posso aprire uno dei capolavori che ho in scaffale, per dilettarmi?
    Poi ogni altro servizio che offro e' soggettivo, libero e non necessario. Non sempre serve l'editing, non sempre serve la correzione di bozze, alle volte l'autore neanche vuole la rappresentanza, ma mi chiede solo la lettura perché vuole autopubblicarsi. È' tutto molto soggettivo.

    Ah, la valutazione e ovviamente tecnica con tanto di scheda di 7-8 pagine con consigli di editing! Un lavoraccio, insomma!

    A presto e buona scrittura a tutti!
    Francesca

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    1. Grazie per le risposte :)

      La convenienza credo che in questo caso sia soggettiva fino a un certo punto, perché stiamo parlando di un prodotto che non porta uno stipendio, quindi la domanda da porsi è se l'investimento conviene. Parlo però del semplice servizio di agente letterario, non di editing, ecc.

      Se una casa editrice, poi, affida a uno stagista i manoscritti, allora secondo me è meglio che chiuda bottega :)
      Un manoscritto è un potenziale prodotto.

      La valutazione la fai prima di diventare agente di un autore, giusto? In quel caso mi pare giusto, sia farsi pagare sia accettare un autore solo se lo ritieni valido.

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  9. Io già me la porterei a casa...si fa per dire! 😊
    Mi piace!

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  10. A francesca il premio 'risposta più lunga 2015', e siamo solo a gennaio :D

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  11. Evvai sono stata premiata! Sorry x la lunghezza... 😀😝😁
    Per Daniele: se mi rivolgessi io a un agente e fossi un autore alle prime armi mi converrebbe per conoscere il livello del mio prodotto e il piazzamento sul mercato. Se conviene perché alla fine una pubblicazione la otterrei? Si', se non altro avrei un sostegno anche per capire i contratti e cosa comportano nel lungo termine. Se mi conviene anche per arrivare ad es. da Mondadori anche, perché i contatti diretti ci sono. Vuoi la certezza della pubblicazione? Questa non la può dare nessuno, e se lo fa è' scorretto a mio avviso.
    Sapessi quanti stagisti valutano manoscritti o quanti ragazzi pagati 2 soldi e dopo mesi collaborano con Mondadori! Io stessa i primi tre mesi dall'editore ho solo letto e scartato roba: è appena arrivata! Gli stagisti costano molto meno di un redattore con esperienza; a parte il costo, un minimo di filtro lo fanno sulle indicazioni dell'editor. Per questo avere subito il contatto dell'editor conviene 😊
    Sulla valutazione si', esatto mi serve per capire il piazzamento sul mercato. Di solito una proposta la faccio lo stesso, in base a quanto emerso. La settimana scorsa, ad esempio, ho consigliato a un ragazzo di provare ad autopubblicarsi: nessun editore lo avrebbe accettato (zombie in un supermercato, poca trama ed errori anche di grammatica), ma se lui ci crede, allora buttarsi direttamente con i lettori può essere un'idea.
    Sara convenuto a lui rivolgersi a me? Credo di si', soprattutto dopo un'ora di commenti telefonici al suo lavoro e i consigli per il successivo.
    A presto!

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  12. Sono sotto contratto con un'agenzia da circa un anno, e non intendo mollarli, anzi, se dovessero, spero di no, farlo loro (il contratto dura 2 anni) smetterò di scrivere, un agente per me è garanzia, spalla, smazzarsi il lavoro brutto di riscuotere i diritti, seguire contratti, burocrazia e menate varie, trovare casa ai testi. A me resta solo il bello: scrivere. In bocca al lupo per il suo lavoro, che scovi tanti talenti.

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  13. Sandra,
    riassumi benissimo il pensiero che ho avuto ultimamente. Sono passata dal trovare superfluo l'agente a ritenerlo indispensabile. Credo sia direttamente proporzionale al temo libero che mi è rimasto ultimamente, ma è indubbio che l'agente è (o almeno dovrebbe essere) sinonimo di professionalità.

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    1. Gli agenti sono come le pizzerie: ce ne sono di ottimi e di scadenti, non è sempre facile scegliere e va un po' a gusti e a fortuna. Io ci ho messo due anni per trovarlo, 2 mi hanno rifiutato ma apprezzato il mio lavoro, uno mi avrebbe rappresentato ma ho rifiutato io (non mi piacque la proposta contrattuale) questo pare ok, sì dopo un anno mi sento di dirlo. Sandra

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    2. Non mi starai dicendo che trovare un agente è più difficile di trovare un editore?
      Mi sconsola un po' questa cosa :(

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    3. Scusa, vedo solo ora questa domanda. Be' diciamo che è più facile trovare un cattivo editore (non a pagamento) che un buon agente. Mia esperienza, non scienza infusa :D sandra

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  14. Il problema, semmai, è quello di verificare le reali credenziali dell'agente. A parole siamo tutti bravi, almeno se le scriviamo, io forse anche dal vivo, visto che lavoro in un ufficio di rappresentanza, e per esperienza so che se il mio collega d’ufficio, commerciale anche lui, facesse l'agente... be', da lui non mi fare mai rappresentare! Come si fa a valutare un buon agente? Come si fa a capire quali contatti diretti realmente ha? Ho dato un'occhiata al tuo sito e, ad esempio, non c'è scritto nulla su quali autori rappresenti e con quali case editrici lavori più spesso. Da dove parto per valutarti?

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    1. Mi scuso, ho guardato meglio, e in effetti ci sono alcuni autori e un paio di collaborazioni, ma la domanda, credo legittima, rimane aperta.

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  15. Ciao Salvatore. Credo che tu abbia trovato una buona domanda. Ho chiesto la stessa cosa a Francesca circa una settimana fa e mi ha risposto che il sito è in fase di aggiornamento, quindi immagino che a breve verrà inserito un porfolio.

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  16. Si', il nuovo sito e' in lavorazione e sara online tra UN mese. Finora ho portato alla pubblicazione 14 autori. E poi che significa con quali editori collaboro? Parte del mio lavoro e cercare e mantenere contatti. A oggi con 30 editori parlo frequentemente. Gli altri me li vado a cercare in base all target, alla fama Dell'autore, alla qualita del libro e alla sua commerciabilita'.

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    1. Significa che la parte fondamentale del tuo lavoro, come hai sottolineato tu stessa, è avere dei contatti. Questo cosa significa? Significa che se hai i contatti giusti dentro (per fare un nome che tu stessa citi) Mondadori, e ti capita per le mani uno scrittore che reputi valido per loro, allora è una cosa che puoi fare con un certo grado di successo (la certezza conta di troppe variabili per essere tirata in ballo), se invece non li hai, anche se sei un agente, ti puoi presentare alla porta di Mondadori, ma possono benissimo non aprirti. Quindi, per un autore, è fondamentale sapere quali sono i contatti già presenti dell'agente. Mi sono spiegato un po' meglio? :)
      Ad esempio, ci sono problemi a dire esplicitamente quali siano queste trenta case editrici?

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  17. Allora, vediamo... Mondadori e Sperling YA e narrativa; Carocci saggistica; unicopli; curcio; Croce; Plesio; Acar; Sellerio; Ensemble; gremese; Airone; Gds; Elliot e Castelvecchi; Chiarelettere; Stampa alternativa; rizzoli YouFeel; rizzoli YA; newton Compton narrativa e saggistica; palombi; Voland; Robin; poi... Boh, forse mi sono persa qualcosa! 😊😓

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  18. Ah, pure Gargoyle e la Harlquin Mondadori

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    1. Contatti importanti, non c'è che dire. Sperling poi, mi interessa particolarmente. Come fai a scegliere gli autori (o ti testi) giusti per la casa editrice? Cosa deve avere di speciale uno scrittore per attirare la tua attenzione?

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  19. Per quanto riguarda Plesio la conoscenza pregressa che avevo di Francesca le ha permesso di presentarci il romanzo che ci serviva nel momento giusto, perché appunto sapeva che avremmo aperto una collana d'avventura per bambini, particolare che diversamente poteva conoscere solo chi segue costantemente le nostre pagine. Ecco, il ruolo dell'agente, secondo me, è anche mantenersi aggiornato su questi aspetti.

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  20. Allora, si' alle volte basta solo alzare il telefono e chiedere! Con Giordana ho fatto cosi. Passo le ore in fiera a parlare con i colleghi, a confrontarci... Insomma, se stai nel giro, dopo un po' sai cosa serve. Poi bisogna documentarsi, leggere molto, informarsi.
    Un autore? Grammatica e lingua prima di tutto, poi uno sile personale, un'idea che vuole trasmettere, un messaggio, che metta se stesso nei suoi libri. Tanta buona volontà nel proporsi e vendersi!

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  21. Ce ne vorrebbero parecchi di agenti letterari in Italia . troppa gente , e non faccio un discorso pro domo mea fa cose egregie e troppe volte i mass-media non se li filano per niente mentre danno spazio a gente che non sa scrivere decentemente neanche una pagina

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  22. Buongiorno , scrivo a nome dei receptionist di un hotel dove ha soggiornato la Signora Costantino. Probabilmente come scrittrice sara' brava ma umanamente l' esatto contrario . Poco educata al check in ed al check out , ha alzato la voce e inveito contro di noi dandoci anche dei nomi causa overbooking causato dall associazione che aveva prenotato il suo soggiorno , quindi oltre a non averci ringraziati per averle trovato una sistemazione in struttura vicina , ci ha letterelmente infamati e trattati come pezze da piedi. L educazione e' alla base della cultura e non basta scrivere bene nella vista , bisogna anche sapersi comportare bene con il prossimo.

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  23. Buongiorno , scrivo a nome dei receptionist di un hotel dove ha soggiornato la Signora Costantino. Probabilmente come scrittrice sara' brava ma umanamente l' esatto contrario . Poco educata al check in ed al check out , ha alzato la voce e inveito contro di noi dandoci anche dei nomi causa overbooking causato dall associazione che aveva prenotato il suo soggiorno , quindi oltre a non averci ringraziati per averle trovato una sistemazione in struttura vicina , ci ha letterelmente infamati e trattati come pezze da piedi. L educazione e' alla base della cultura e non basta scrivere bene nella vista , bisogna anche sapersi comportare bene con il prossimo.

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  24. Mario Grossi, off topic... e la mia versione dei fatti è ben diversa... trattata come pezza da piedi dopo 4 ore di macchina in un albergo a 4 stelle...

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